KATE WINSLET: INFALLIBILE KATE
BY SIMONA COPPA
Kate Winslet, la vera regina della 68esima Mostra del cinema di
Venezia, non è una donna dal sorriso facile. Ascolta le domande
dell’intervista e ti guarda negli occhi, seria e attenta. Non recita
mai. Lo fa già magistralmente nei tre film presentati al Lido:
Carnage, di Roman Polanski, Contagion, di Steven Soderbergh, e
Mildred Pierce, la miniserie tv che verrà trasmessa su Sky Cinema 1
in ottobre.
La giovane protagonista un po’ robusta del Titanic è scomparsa:
all’epoca aveva 22 anni, oggi ne ha 35, un peso forma invidiabile,
due divorzi alle spalle (da Jim Threapleton e dal regista Sam
Mendes), due figli (Mia, 10 anni, e Joe, 7) e la strenua convinzione
che «le donne si devono liberare dalla schiavitù della bellezza e
dell’età che avanza», al punto di fondare una lega anti botox e
chirurgia plastica con altre celebri colleghe, tra cui Emma Thompson
e Rachel Weisz.
La incontriamo in occasione della presentazione del film in
concorso, Carnage, tratto dalla pièce di Yasmina Reza, che sa più di
teatro che di cinema: «L’abbiamo girato in sei settimane, sempre
nella stessa casa: alla fine eravamo una famiglia», spiega
l’attrice, che ha vinto l’Oscar per The reader e due Golden Globe
(Revolutionary road e ancora The reader).
Carnage racconta di due coppie di genitori, Kate Winslet e Christoph
Waltz (l’indimenticabile nazista di Bastardi senza gloria) e Jodie
Foster e John C. Reilly, che s’incontrano per mediare un incidente
accaduto al parco giochi: il figlio 11enne di Winslet-Waltz ha
picchiato il figlio degli altri due rompendogli due denti (ma forse
la madre Jodie Foster esagera). Tutto comincia all’insegna del
politically correct e finisce con un «i giovani sposi non sanno che
i figli rovineranno per sempre la loro vita».
A lei, Kate, è mai capitato di gestire qualche intemperanza dei suoi
bambini?
«Per fortuna no, non mi è ancora successo che facciano la lotta e
picchino i compagni con un bastone, come nel film! Spero che
continuino a essere “regolari”: sono bambini come tutti gli altri e
noi, attori famosi, siamo genitori come chiunque. Parliamo, li
mettiamo in guardia dai pericoli, insegniamo loro il rispetto. Poi
qualche marachella a scuola può capitare, ma entro certi limiti».
Com’è stato recitare con Roman Polanski?
«Roman ha le idee chiare su tutto ed è di una precisione
incredibile. Però ha lasciato a tutti e quattro gli attori la
possibilità di suggerire qualche piccolo cambiamento, di contribuire
e interpretare nel vero senso della parola».
Nel film lei è Nancy, consulente finanziaria, sposata a un avvocato
che vive con il cellulare in mano. Mentre Jodie Foster è una
casalinga, sedicente scrittrice, appassionata dei grandi temi della
Terra e con la fissa dell’Africa.
Avrebbe voluto scambiare il suo ruolo con lei?
«Non ci ho mai pensato, sono entrambi personaggi fantastici.
Difficile scegliere, meglio che l’abbia fatto Polanski per noi. Ogni
ruolo aveva mille sfaccettature».
C’è una scena esilarante: lei che vomita sui libri, sul tavolino,
sul pavimento, sul divano di Penelope (Jodie Foster). Mi domando
come sia stato sul set...
«Se possibile, ancora più divertente che sullo schermo. La ricetta
del vomito è un capolavoro di Roman: ha personalmente messo a punto
tutti gli ingredienti. E c’è voluto un escamotage tecnico per
realizzare la scena: tra un ciak e l’altro, infatti, dovevo
trattenere in bocca il vomito, quindi mi hanno messo un tubicino
nascosto dietro al collo».
Entrambe le coppie hanno dei matrimoni non proprio felici… Lei che
cosa dice?
«Sul matrimonio? No comment».
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