The life of David Gale

The life of David Gale
Usa, 2002

locandina the life of davide gale

“L’odio non è divertente se lo tieni per te stesso.” Bitsey

Regia: Alan Parker
Sceneggiatura: Charles Rudolph
Fotografia: Michael Saresin
Montaggio: Gerry Hambling
Musica: Alex e Jake Parker
Prodotto da: Alan Parker, Nicolas Cage (Saturn Films), Intermedia Films, Dirty Hands Productions.
Durata: 130′
Genere: Thriller politico
Budget: 50,000,000 €
Data di uscita italiana: 21 Marzo 2003

CAST
Kevin Spacey (David Gale)
Kate Winslet (Bitsey Bloom)
Laura Linney (Constance Hallaway)
Gabriel Mann (Zack Stemmons)
Matt Craven (Dusty Wright)
Leon Rippy (Braxton Belyeu)
Rhona Mitra (Berlin)

LA TRAMA
David Gale è uno stimato professore di filosofia che fa parte assieme alla collega Constance Hallaway dell’associazione contro la pena di morte DeathWatch. I due si battono per elimarla fino a quando proprio Gale non viene condannato alla pena di morte per l’omicidio e lo stupro di Constance. In prigione va a intervistarlo la giornalista Bitsey Bloom, che durante tre incontri di due ore ciascuno prima dell’esecuzione dovrà scoprire la verità sull’omicidio.

IL FILM
Uno dei film migliori di Kate Winslet, senza dubbio. Trattare il tema della pena di morte non è mai facile, e anzi, spesso si riesce a cadere nel prevedibile e banale. Non è questo il caso. Con il pretesto di raccontare la vita di un personaggio singolare come David Gale, Alan Parker affronta il tema spinoso della validità della pena capitale, ma anche e soprattutto quanto l’uomo sia pronto a sacrificare se stesso per una causa. Il film non è solo un racconto sociale di due ore improntato su messaggi morali, ma trova le sue fondamenta nel thriller più inquietante, senza lasciarsi prendere dai facili colpi di scena ma approfondendo le dinamiche dei fatti. L’azione è in primo piano, ma la drammaticità, la tensione e il messaggio costruiscono il sottotesto importante della storia, velati dietro l’attivismo.
Possiamo tranquillamente affermare che tutti e tre i personaggi principali sono da Oscar, o almeno da nomination. Kevin Spacey è uno stimato professore che si trova per uno scherzo del destino condannato alla pena di morte, lui così attivo nell’eliminarla e che si ritrova davanti il fallimento dopo una vita di fama e notorietà. Spacey è sempre stato un’attore che rende accessibile qualsiasi personaggio, e dopo quelli indimenticabili di I Soliti Sospetti e American Beauty ci regala un’interpretazione misurata e acuta. Kate Winslet interpreta con la sua costante bravura una giornalista aggressiva, risoluta e concreta che si trova davanti a una storia oscura che riuscirà a trasformarla per renderla più sensibile e disponibile. A suo agio nei ruoli appassionanti e profondi, la Winslet sprigiona le sue capacità d’attrice più penetranti per definire un’interpretazione impegnativa e tagliente. Infine, la Laura Linney di The Truman Show interpreta il personaggio più completo e intrigante, che, pur apparendo meno rispetto ai co-protagonisti, rappresenta la parte imprescindibile del film, con una figura coerente e tenace che la rende meritevole di attenzione, per aver conferito all’amica fedele di David Gale un’eleganza e una fragilità di non comune intimità.
Anche le parti tecniche non sono da meno, con un regia sferzante e avvincente e una colonna sonora elaborata e di profondo impatto emotivo, che emerge dalla storia con brani e motivi splendidi. The Life of David Gale è un buon film composto da molteplici livelli di lettura, abile nell’imporsi e nel rendersi affascinante, che senza donarci certezze ci provoca e ci stimola a pensare.

IL PERSONAGGIO & L’INTERPRETAZIONE
Bitsey Bloom

Bitsey è una donna indipendente, coraggiosa e di solidi principi, che svolge il suo lavoro con la massima professionalità e occupa il primo posto nella scala dei suo valori. E’ obiettiva e distaccata, con una certa arroganza nei rapporti con gli altri e uno spiccato senso del dovere unito alla consapevolezza delle sue capacità. Prima dell’incontro con David Gale Bitsey è sicura di non lasciarsi coinvolgere dagli eventi, scettica di fronte alla possibilità di una sua innocenza ed esageratamente distaccata, quasi insensibile. Ma piano piano comincia a sentirsi legata a David, abbassa la sua diffidenza e concentra tutta sé stessa nella risoluzione del mistero che avvolge la morte di Constance. E’ una donna appassionata, disposta a qualsiasi cosa pur di raggiungere un obiettivo, e ben presto si ritrova coinvolta nella storia fino a rimanerne ferita e addolorata. Bitsey mostra quindi la parte più vera del suo carattere, la disponibilità verso le persone e l’altruismo che la vuole pronta a tutto pur di salvare la vita di una persona.
Kate Winslet è sempre stata a suo agio nei ruoli appassionanti e profondi, e con Bitsey sprigiona le sue capacità d’attrice più penetranti per definire un’interpretazione naturale e tagliente. La sua non è una parte semplice, un personaggio inizialmente negativo che nel corso della storia subisce un cambiamento e che rappresenta in tutto e per tutto lo spettatore. Bravissima nell’esprimere l’emozioni più diverse, dall’altezzosità di Bitsey al suo sconvolgimento emotivo, dalla paura al dolore, la Winslet interpreta con naturalezza tutte le sfaccettature del personaggio. Kate è la protagonista di scene altamente drammatiche così come di sequenze d’azione o di suspence, e s’immedesima totalmente nel personaggio, facendo di Bitsey una persona più che mai reale.
VOTO FILM (su 5): 4 KATE: 4

ANALISI E DECOSTRUZIONE DEL FILM

The life of David Gale, thriller politico di Alan Parker del 2003 passato abbastanza inosservato e lì dove è passato è stato stroncato, è invece un film che non solo merita più di una visione, ma anche un attenta analisi. Partiamo dal livello più basso per arrivare all’enunciazione degli ideali e delle forme più intelligenti e interessanti del film: la trama, i fatti.

LA TRAMA/I FATTI
David Gale è un professore di Filosofia del Texas apparentemente con una vita perfetta (in realtà la moglie lo tradisce a Barcellona) che è anche un fervente attivista di DeathWatch, un’organizzazione contro la pena di morte (largamente usata, nel 2002 metà delle esecuzioni avvenute in America erano in Texas). E’ sufficiente però lo sbaglio di una notte per farlo precipitare in un vortice inesorabile. Espulsa, la (ex)studentessa Berlin lo seduce durante una festa e Gale, debole e ubriaco, fa sesso con lei. Non conosce il suo piano: poco dopo David viene accusato di stupro e non incarcerato soltanto perché Berlin sparisce dalla città facendo cadere le accuse. Ma è troppo tardi: agli occhi di tutti, Gale è uno stupratore. La moglie lo lascia e se ne va con il figlio, il direttore di DeathWatch cerca di esiliarlo, ormai è troppo politicamente scorretto per poter esercitare la sua professione. Cade nella voragine dell’alcolismo, della depressione e della solitudine. Unici amici, Constance e Dusty, anche loro attivisti di DeathWatch. Gale scopre esterrefatto che Constance soffre di una grave malattia, la leucemia, che presto la porterà alla morte. Stanca e demoralizzata, Constance decidere di mettere fine alla sua vita, ma organizza un piano con Gale e Dusty per raggiungere con la sua morte un desiderio: quello di provare che il sistema giudiziario americano può provocare la morte di persone innocenti. Un piano che va attuato fino alla fine: un quasi martire, quindi un innocente mandato sulla sedia elettrica salvato poco prima non conta (proverebbe che grazie a Deathwatch il sistema funziona). Deve morire un innocente per provare non tanto che la pena di morte non sia giusta (cosa che si riflette nell’opinione e nella coscienza di ognuno) quanto che grazie a manipolazioni (come quelle mostrate nel film) o investigazioni-difese insufficienti (parecchi i casi di avvocati d’ufficio che si addormentano durante un processo, i numeri percentuali dei meno abbienti o delle minoranze più facili ad essere condannate a morte e via dicendo) il sistema può condannare la persona sbagliata. Ed è esattamente ciò che succede: Constance si suicida soffocandosi, Dusty e Gale la riprendono con una videocamera (attenzione: assistere nel senso di “guardare” un suicidio non ha la stessa valenza di un suicidio assistito –dove si ha un ruolo passivo o attivo come fornire il mezzo, o sospendere le cure, quindi un eutanasia che comunque ed ugualmente non sarebbe punita con la morte) e quest’ultimo viene accusato di omicidio (complice una difesa volutamente bislacca, come può effettivamente succedere). Negli ultimi giorni della sua vita, David assume una giornalista, Bitsey, alla quale rivelare la storia in maniera da far credere all’esterno, una volta mostrato il nastro della morte, che Constance si sia suicidata, Dusty abbia mantenuto il segreto (com’è successo) e Gale fosse stato incastrato dai due (cosa non successa, perché Gale era coinvolto nel piano, ma questo lo saprà solo Bitsey) e sentenziato alla pena di morte rappresentando il caso voluto dell’innocente giustiziato.

IL CONTENUTO
LA PENA DI MORTE – Ciò che ci mostra il film a livello diegetico è estremamente controverso e politico ma non l’unico messaggio. Sì, The life of David Gale è un film contro la pena di morte, che la scredita non sul piano filosofico o etico (è giusta la pena di morte?), ma su un piano pratico: la possibilità di errori. Non si avvale quindi tanto di distruzione dell’idea di pena di morte su ideali e fatti (primo flashback: le citazioni di Gandhi, il non essere un deterrente per i crimini; il monologo di Constance sulla sete di vendetta e l’irraggiungibilità di essa) ma semplicemente della fallibilità del sistema. Se uno stato si avvale di una punizione tanto controversa come la pena di morte, deve essere sostenuta da un sistema giudiziario perfetto. Incapace di commettere sbagli, estremamente vigile nelle investigazioni, non influenzabile da potere, soldi, differenze sociali. Gale dimostra come ciò possa invece avvenire: è sufficiente camuffare le prove (far apparire omicidio un suicidio nel film; depistare, manomettere, distruggere le prove nella realtà), avere un avvocato incompetente (accade nel film come accade nella realtà), un colpevole screditato nelle credenziali e della dignità (Gale nel film; minoranze come poveri, ispanici e neri, nella realtà) ed ecco che togliamo il diritto di vita ad un innocente. Il primo assunto del film è pienamente raggiunto (si è letto spesso di come il metodo sia invece un paradosso o incoerente: poca attenzione al fatto che guardare un suicidio non equivale alla “colpa” di un suicidio assistito né al fatto che nessuno dei due sarebbe punito con la morte?! Poca capacità realistica nel pensare che il sistema può essere manomesso? Se David Gale fosse solo un film contro la pena di morte, sarebbe stato sufficiente un caso come una moglie vendicativa che uccide il marito facendo ricadere la colpa –manomettendo, camuffando le prove- sull’amante, giustiziando così un innocente).
Ma, come accennato, nel film c’è molto altro. Ed è questo altro ad essere il cuore del film.

L’IDEALISMO – Quel piano filosofico ed etico lasciato in disparte per la pena di morte, viene recuperato ed utilizzato a piene mani per la vera spina dorsale del film. Ovvero: l’ideale. La persecuzione di un ideale, raggiungere un desiderio, fare di tutto pur di raggiungere i propri obiettivi. Il vero assunto di The life of David Gale è quanto siamo disposti a lottare per un ideale, e soprattutto quanto sia giusto lottare per quell’ideale. Siamo disposti a sacrificarci per esso? Il fine giustifica i mezzi? Sono queste due le domande simbolo del film. Gale, Constance, Dusty, sono tutti personaggi profondamente umani e coraggiosi, che arrivano a sacrificare tutto per un ideale. E’ proprio Gale all’inizio del film che ce lo dice in faccia: quello che conta è vivere per un idea, per una causa. L’umanità e la bellezza di questi personaggi rappresenta la parte più emozionante della storia. E’ una lotta antica quanta l’umanità, difficile più che mai. Il coraggio e il sacrificio. Constance, David, Dusty: persone coraggiose e disposte al sacrificio per un qualcosa di enormemente più grande di loro.
E ancora. Il coraggio e il sacrificio, sì, ma quando usarli? Quando è giusto e quando sbagliato? Dove scatta la differenza tra dedizione per una causa e il fanatismo? Sono questi personaggi coraggiosi o solo degli ossessionati, pronti a commettere addirittura un suicidio, a farsi giustiziare, ad assistere alla morte dei più cari amici senza muovere un dito? E’ un punto tanto controverso e ambiguo. David Gale ci parla sì di persone idealistiche, ma anche di quanto estremo possa essere un desiderio e la voglia di raggiungerlo. E non si pone a favore di nessuno: allo spettatore spetta il compito di rispondere in base al proprio pensiero. Un film che è quindi anche stimolante e un cantiere di riflessioni.
E qui sta inoltre la bellissima metafora persistente nel film: la Turandot di Puccini. Viene utilizzata per il personaggio di Dusty, che ne ascolta la musica e poi vede la rappresentazione a teatro: il momento scelto è uno preciso, l’uccisione di Liù. Liù si sacrifica, si uccide in nome dell’amore, quando le viene chiesto il nome dell’amato che ha svelato gli enigmi di Turandot. Pur di non rivelare quel nome (quindi una Bitsey che si porta i segreti nella tomba, Gale, Dusty e Contastance che non rivelano la verità sul suicidio) sacrifica sé stessa. Una morte in nome di un ideale.

LA FORMA
IL THRILLER – Un film che è quindi ricco di messaggi e contenuti, ma che utilizza una forma precisa per raccontarli. Il genere. Sulle prime, non un film di denuncia, ma un thriller, con colpi di scena, inseguimenti, rivelazioni del caso. Tutto quello che ci si aspetta, la tensione, la suspence, lo sgocciolamento degli eventi. Ma ancora una volta, bisogna fare un passo avanti. David Gale è un film dalle apparenze: in apparenza è un film contro la pena di morte che in realtà parla dell’idealismo e del fanatismo, come è un thriller che in realtà gioca e piega a suo favore i meccanismi del genere.
La dualità della trama viene riutilizzata a proprio favore: il procedere della narrazione e gli accorgimenti usati puntano tutti a far credere allo spettatore di vedere un film su un “Chi?”, ovvero a scoprire se Gale ha o non ha ucciso Constance. Un thriller nella sua semplicità. Tutti gli elementi sono quindi volti a rispondere a questa domanda. Il personaggio di Bitsey è l’occhio dello spettatore, è il personaggio cardine del thriller che non sa di essere utilizzato per raccontare una storia su ben altro. Si presenta con sicurezza: Gale, se è nel braccio della morte, ha ucciso Constance. Gale ci racconta il primo fatto: non ha stuprato Berlin. Ci racconta la sua umanità: la spirale di distruzione, la mancanza del figlio (dopotutto David Gale è anche la storia di un uomo). I primi dubbi salgono: Gale è stato incastrato. Fino all’emozione e al coinvolgimento finali. Bitsey rappresenta l’evoluzione dello spettatore, che da certo della colpevolezza, dal dubbio, dalla rivelazione parziale (il suicidio) passa alla sorpresa e allo sconvolgimento della rivelazione finale (Gale è coinvolto).
L’apertura del film con la corsa di Bitsey è l’espediente della macchina guasta è il più lampante. A prima vista, è la corsa adrenalinica verso la salvezza di un uomo, è l’imprevisto che riduce la possibilità di tale salvezza, contribuendo a far crescere la tensione dell’attesa. Fino a quel punto, tutto è costruito in modo da essere un thriller con suspence e una storia contro la pena di morte, per poi risultare alla fine un thriller con il colpo di scena finale che riassesta alla storia tutta un’altra prospettiva ulteriore. Capiremo che la macchina non si guasta per motivi di adesione al genere, ma per farci credere che Bitsey non riesca a salvare Gale solo per un imprevisto. Con l’ultima scena, capiremo che con o senza macchina, Bitsey non era predisposta a salvarlo fin dal principio. Come Gale mente a Bitsey sul suo coinvolgimento, facendoci credere di essere stato incastrato, il film mente a noi, facendoci credere di assistere ad un thriller con i meccanismi del genere (le premesse, i retroscena, l’investigazione, la rivelazione) e ad un film contro la pena di morte. La concatenazione degli eventi non è casuale, ma ben congeniata: segue un percorso preciso, inganna lo spettatore, lo incuriosisce, lo fa attendere, lo fa ipotizzare, gli dà ragione, per poi rivelare la (diversa) verità.

The life of David Gale, oltre ad essere un film egregiamente recitato, con delle emozionanti musiche, una regia ottima (anche se a volte carente di sguardi e di movimenti, ma voluta nella sua semplicità per raccontare tanta ricchezza) è quindi un film intelligente: unisce la suspence e l’adrenalina del thriller, a un contenuto morale, etico e sfaccettato, e stuzzica la mente per quello che racconta e come lo racconta. E’ un film con un costruzione complessa, dotato di numerosi livelli di forma e di significazione, che si presta ai più disparati livelli di lettura.
Claudia Scopino (riproduzione riservata)

 

CURIOSITA’

Il film è diretto dal regista di Fuga di mezzanotte e Evita, Alan Parker.

E’ prodotto dalla società di produzione Saturn Film, di proprietà dell’attore Nicolas Cage (Via da las Vegas, Con Air).

Le riprese in Texas sono iniziate il 5 ottobre 2001 e finite il 22 Dicembre. A marzo il regista ha girato il finale ambientato a Barcellona.

Kate Winslet e Kevin Spacey hanno girato le loro scene in 10 giorni, per poi separarsi: la produzione aveva deciso di riprendere Spacey e Laura Linney nella prima metà della lavorazione, per poi passare alla storia di Bitsey e Zack.

Il ruolo di Bitsey Bloom era stato inizialmente offerto a Nicole Kidman, come Kate neo-divorziata. Per quello di David Gale è stato preso in considerazione George Clooney, ma l’attore e il regista non si sono trovati d’accordo: Parker ha affermato che “non era l’attore giusto”. Anche Nicolas Cage ha rifiutato la parte a causa di precedenti impegni.

Kate Winslet invece non è stata una scelta facile. Il regista Alan Parker ha affermato: “Kate mi ha telefonato dopo aver letto la sceneggiatura dicendomi che voleva fare il film. Quando qualcuno è così appassionato riguardo qualcosa, per me è una cosa positiva. Sono un suo grande ammiratore, ma lo studio avrebbe preferito un’americana. Quindi ho dovuto convincerli che avrebbe potuto interpretare un’americana. Ha lavorato molto duramente per due mesi per imitare l’accento e credo che ci sia riuscita perfettamente”.

Infatti esiste un divertente aneddoto riguardo all’accento americano di Kate. Racconta Alan Parker: “Eravamo quasi a metà delle riprese quando giunse il momento dell’arrivo di Kate Winslet da Londra. Aveva lavorato sul suo accento per alcuni mesi con la maestra di dizione. Un giorno in ufficio Lisa (co-produttrice del film) riceve la telefonata di uno degli agenti di Kate a Los Angeles, una donna. Con tono sgradevole dice di essere nuova dell’ufficio e annuncia che ‘c’è un problema con le date (già concordate) dell’arrivo di Kate.’ Lisa, inutile a dirsi, ci rimane male, ma la donna le risponde con una sonora risata. Era Kate in persona al telefono, che aveva pensato di provare il suo nuovo accento americano, impersonando in modo convincente un’agente di Hollywood!”

Questo è il secondo film di Kate Winslet ambientato nei giorni nostri: il primo è stato Holy Smoke (Australia) ma è in The life of David Gale (America) che indossa per la prima volta dei semplicissimi jeans. Per Kate è stato “fantastico mettere da parte tutti quei costumi d’epoca. E vestirmi semplicemente come me stessa. Ho detto ad Alan: devo avere questo parte: non devo apparire nuda, non devo bagnarmi e non devo mettere il corsetto!”‘ David Gale è anche il primo film che l’attrice ha girato negli Stati Uniti: Titanic infatti fu girato in Messico.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Berlino il 7 Febbraio 2003, e ha partecipato anche al Paris Film Festival, NatFilm Festival (Danimarca) e Zlin Film Festival (Repubblica Ceca).

Riprese: 5 ottobre 2001 – 22 Dicembre 2001. Luogo: Texas, Usa.

KATE WINSLET HA DETTO…

“Bitsey Bloom è il personaggio più americano che ho interpretato.”

“Bitsey attraversa un viaggio emotivo enorme e si trasforma letteralmente nel corso del film. Non avevo mai trovato un ruolo femminile contemporaneo che cambiasse emozioni e sentimenti così totalmente nel corso di un film. All’inizio Bitsey è fredda, una stronza arrogante, ma più il film va avanti e più si convince dell’innocenza di Gale e arriva a rischiare la sua stessa vita per salvarlo. Era un copione scritto così genialmente che l’ho letto tutto d’un fiato e ho capito immediatamente che dovevo farlo.”

“Ho detto ad Alan Parker: ‘Devi farmi interpretare questa parte perché non devo prendere freddo, non devo bagnarmi in acqua e neanche spogliarmi!’ E’ stato grandioso interpretare un personaggio che corre in jeans.”

“Per prepararmi ho parlato moltissimo con alcune giornaliste di New York, è stato molto utile. Una cosa che mi hanno detto tutte è che non esiste l”off the record’ (“Questo non lo scrivo”).”

“L’ho letto quando avevo appena avuto Mia, aveva quattro mesi. Ed ero letteralmente consumata dalla gioia che lei mi aveva regalato, non avevo letto più niente. Poi è arrivata questa sceneggiatura e non potevo credere che fosse così intelligente. L’ho sempre visto come un thriller, con i giusti colpi di scena e la suspence che ti aspetti, ma il fatto che ha un sottotesto politico eleva l’intelligenza di questo film.”

HANNO SCRITTO

“Una grande esperienza. Le interpretazioni di Kevin Spacey e Kate Winslet sono fenomenali.” Latino Reviews

“Un film da Oscar, con un’affascinante e vigorosa Kate Winslet.” VivilCinema

PREMI E NOMINATION

FESTIVAL DI BERLINO
(Nomination) In concorso

POLITICAL FILM SOCIETY
(Nomination) Premio PFS, diritti umani

ITALIAN ONLINE MOVIE AWARDS
(Nomination) Miglior attrice protagonista, Kate Winslet

BOX OFFICE

Italia

(guadagno anteprime: 1.018 €)
Primo Weekend: OTTAVO 339.413 €
Secondo Weekend: DECIMO 210.220 €
Totale: 684.940 € (133 Schermi)

PRIMA SETTIMANA ALL’ESTERO:
Usa: Ottavo
Inghilterra: Secondo
Germania: Quinto
Corea del sud: Sesto

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